9) Voltaire. Sul deismo.
A).

Questo tema  centrale nel pensiero di Voltaire. Egli ribadisce
continuamente nei suoi scritti la sua professione di fede deista.
In questa prima lettura, tratta dal Dizionario filosofico, egli ne
riassume gli elementi fondamentali.
Voltaire, Dizionario filosofico, voce "Teista" (pagina 253).

Il deista   un uomo fermamente persuaso dell'esistenza d'un
essere supremo tanto buono quanto potente, che ha creato tutti gli
esseri estesi, vegetanti, senzienti e riflettenti; che perpetua la
loro specie, che punisce senza crudelt i delitti e ricompensa con
bont le azioni virtuose.
Il deista ignora come Dio punisca, favorisca e perdoni; perch non
 cos temerario da illudersi di conoscere come Dio agisca; egli
sa che Dio agisce e che  giusto. Le difficolt contro la
Provvidenza non scuotono minimamente la sua fede perch, pur
essendo indubbiamente grandi, non sono prove; egli si sottomette
alla provvidenza, bench non possa scorgere di essa che qualche
effetto particolare ed esteriore: tuttavia giudicando delle cose
che non pu vedere mediante quelle che vede, egli argomenta che la
provvidenza operi sempre e in ogni luogo.
D'accordo su questo punto con il resto dell'universo, egli si
astiene tuttavia dall'aderire ad alcuna delle sette particolari,
che sono tutte intimamente contradditorie. La sua religione  la
pi antica e la pi diffusa; perch la semplice adorazione d'un
Dio ha preceduto tutti i sistemi di questo mondo. Egli parla una
lingua che tutti i popoli possono intendere, bench per il resto
non s'intendano affatto tra loro. I suoi fratelli sono sparsi nel
mondo da Pechino alla Caienna, tutti i saggi sono suoi fratelli.
Egli ritiene che la religione non consista n nelle dottrine d'una
metafisica inintelligibile, n in vani apparati, ma
nell'adorazione e nella giustizia. Fare il bene, ecco il suo
culto; essere sottomesso a Dio, ecco la sua dottrina_ Egli
soccorre l'indigente e difende l'oppresso.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
quattordicesimo, pagina 556.

B).

Questa seconda lettura presenta un confronto fra deismo e
cristianesimo. Essa inizia con le seguenti parole: Concludo che
ogni uomo sensato, ogni uomo dabbene deve avere in orrore la setta
cristiana.
Voltaire, Esame importante di Milord Bolingbroke, Conclusione.

Concludo che ogni uomo sensato, ogni uomo dabbene, deve avere in
orrore la setta cristiana. Il grande nome di deista, che non sar
mai abbastanza onorato,  il solo nome del quale ci si debba
fregiare. Il solo vangelo che si deve leggere  il grande libro
della natura, scritto dalla mano di Dio e sigillato con il suo
sigillo. La sola religione da professarsi  quella consistente
nell'adorare Dio e nell'essere uomo onesto. E' altrettanto
impossibile che una religione cos pura ed eterna possa generare
il male, quanto era impossibile che il fanatismo cristiano non lo
generasse.
Non si potr mai far dire alla religione naturale: sono venuta a
portare non la pace, ma la spada. Mentre  questa la prima
professione di fede che si mette in bocca del giudeo che fu
chiamato il Cristo.
Quanto sono ciechi e infelici gli uomini che preferiscono una
setta assurda, sanguinaria, sorretta dai patiboli e dai roghi; una
setta che non pu essere approvata se non da coloro ai quali essa
conferisce poteri e ricchezze; una piccola setta diffusa
esclusivamente in una parte limitata del mondo, a una religione
semplice e universale la quale, come sono costretti ad ammettere
gli stessi seguaci del Cristo, era la religione dell'intero genere
umano sin dai tempi di Seth, di Enoch, di No. Se  vera la
religione dei loro primi patriarchi, la setta di Ges  certamente
falsa. I sovrani si sono sottomessi a questa setta, credendo di
rendersi pi graditi ai loro popoli portando anch'essi il loro
stesso giogo. Non si resero conto che diventavano cos i primi
schiavi dei preti, e ancora non sono riusciti in una buona met
dell'Europa a rendersene indipendenti.
E qual re, di grazia, quale magistrato, quale padre di famiglia,
non preferir essere padrone in casa sua che non schiavo di un
prete?.
Come! Gli innumerevoli cittadini molestati, scomunicati, ridotti
alla mendicit, sgozzati, gettati fra i rifiuti, il gran numero di
principi detronizzati ed assassinati, non sono bastati ad aprire
gli occhi agli uomini; e se appena si sono dischiusi, ancora non
sono giunti a rovesciare quest'idolo funesto!.
Che metteremo al suo posto? mi direte voi. Come! un animale feroce
ha succhiato il sangue dei miei simili, io vi dico di liberarvi di
un tale animale, e voi mi domandate che cosa si metter al suo
posto! Voi me lo domandate! Voi, cento volte pi odiosi dei
pontefici pagani, che tranquillamente si contentavano delle loro
cerimonie e dei loro sacrifici, che non pretendevano minimamente
di incatenare gli spiriti mediante dogmi, che non cercavano mai di
esautorare i magistrati, che non introdussero mai la discordia fra
gli uomini. Voi avete il coraggio di domandare che cosa bisogna
mettere al posto delle vostre favole! Vi rispondo: Dio, la verit,
la virt, le leggi, le pene e le ricompense. Predicate la probit,
e non il dogma. Siate i preti di Dio, e non di un uomo.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
quattordicesimo, pagine 556-558.

C).

La professione di fede deista (il filosofo usa indifferentemente
anche il termine teista) di Voltaire si accompagna ad un grande
disprezzo per le religioni storiche, tutte accusate di essere il
prodotto dell'ignoranza e della superstizione.
Voltaire, Storia dello stabilirsi del cristianesimo, capitolo
ventiseiesimo.

Il teismo  abbracciato dal fior fiore del genere umano, intendo
dalle persone oneste da Pechino a Londra e da Londra fino a
Filadelfia. L'ateismo perfetto, checch se ne dica,  raro. Me ne
sono accorto sia in patria, che durante i miei viaggi...
Il teismo  senza dubbio la fonte pura di mille superstizioni
impure. E' naturale riconoscere un Dio dal momento in cui si
aprono gli occhi. L'opera annuncia il suo fattore.
Confucio e tutte le persone istruite della Cina si attengono a
questa posizione e non fanno un passo oltre. Essi abbandonano il
popolo ai suoi bonzi e al loro dio Fo: il popolo  superstizioso
in Cina come dovunque. Ma gli uomini di lettere sono meno pieni di
pregiudizi che altrove...
La morale e la cultura essendo le sole scienze che i cinesi
abbiano coltivato, in ci sono riusciti pi di tutte le altre
nazioni messe insieme. Per questo i loro vincitori tartari hanno
adottato tutte le loro leggi. L'imperatore cinese  teista...
Io oso affermare che tutta la corte dell'impero russo, pi grande
della Cina,  teista, malgrado tutte le superstizioni della Chiesa
greca, che ancora sussiste.
Per poco che uno conosca le altre corti del nord, ammetter che il
teismo domina apertamente, bench vi siano ancora vecchie usanze
senza conseguenze.
In tutti gli altri stati che ho percorso ho sempre incontrato
dieci teisti ed un solo ateo fra la gente colta, e non ho mai
incontrato alcuno al di sopra della media che non disprezzasse le
superstizioni del popolo.
Da dove viene questo tacito consenso di tutti gli uomini onesti
della terra? perch tutti attingono dalla medesima fonte, la
ragione.
Le apparizioni di un Dio agli uomini, le rivelazioni di un Dio, le
avventure di un Dio sulla terra, tutto ci  passato di moda come
i lupi mannari, le streghe e gli indemoniati. Se vi sono ancora
dei ciarlatani disposti a leggere la mano e a predire il futuro
per una moneta, nessuno di questi  preso in considerazione da chi
ha avuto un'educazione decente. Noi abbiamo detto che i teisti si
sono abbeverati ad una fonte pura e che tutti i ruscelli che
partono da essa sono impuri. Spieghiamo questa grande verit: che
cos' questa fonte pura?. Essa  la ragione, come abbiamo detto,
la quale presto o tardi parla a tutti gli uomini. Essa c'insegna
che il mondo non pu essersi fatto da solo e che le societ non
possono sussistere senza virt. Da ci solamente si  concluso che
c' un Dio e che la virt  necessaria. Da questi due principi
risulta la felicit generale, per quanto sia possibile alla
debolezza della natura umana. Questa  la fonte pura.
Quali sono i ruscelli impuri? Sono le favole inventate dai
ciarlatani, che hanno affermato che Dio si  incarnato cinquecento
volte in un paese dell'India, o una sola volta in un piccolo paese
della Siria; coloro che hanno fatto apparire Dio come un elefante
bianco o come un piccione, o come un vegliardo dalla barba bianca,
o un giovane con le ali o sotto venti altre figure differenti...
E' chiaro che tutte le religioni che propongono qualche dogma da
credere al di l dell'esistenza di un Dio, annullano in effetti
l'idea di Dio, perch lo rendono incredibile.
Voltaire, Storia dello stabilirsi del cristianesimo, in Oeuvres
compltes, Librairie de Firmin Didot Frres, Fils et C., Paris
1874, Tomo sesto, pagine 615-616 [traduz. G. Zappitello].

G. Zappitello, Antologia filosofica, 2. Quaderno secondo/7.
Capitolo Dodici/2.
10) Voltaire. Sull'ateismo.

Voltaire d il suo apporto ad un altro dei grandi dibattiti
dell'epoca: pu esistere una societ di atei? Il giudizio negativo
sull'ateismo, giudicato amorale e quindi socialmente pericoloso
(allora non si riteneva possibile che un uomo si dichiarasse ateo
e contemporaneamente animato di valori morali e di fede nell'Uomo,
nella Patria, nel Popolo, eccetera), non impedisce al filosofo di
ricordare che il fanatismo  ancora peggiore dell'ateismo.
Voltaire, Dizionario filosofico, voce "Ateo, Ateismo".

Bayle si domanda se sia pi pericoloso l'ateismo o l'idolatria: se
 maggior crimine non credere affatto alla divinit o avere
intorno ad essa opinioni indegne_ A me pare invece che avrebbe
dovuto porre il problema in altri termini, e cio se sia pi
pericoloso l'ateismo o il fanatismo. Il fanatismo infatti 
certamente mille volte pi funesto; perch l'ateismo non ispira
affatto passioni sanguinarie, il fanatismo s; l'ateismo non
s'oppone certo ai delitti, ma il fanatismo induce a commetterli_.
Gli atei sono per lo pi uomini di scienza coraggiosi, ma sviati
nei loro ragionamenti, i quali non potendo comprendere la
creazione, l'origine del male e altre difficolt, ricorrono alla
ipotesi dell'eternit delle cose e della necessit.
Gli ambiziosi, gli uomini dediti ai piaceri non hanno gran che
tempo per ragionare e quindi non rischiano di abbracciare sistemi
errati; essi hanno altro da fare che mettere a confronto le
opinioni di Lucrezio con quelle di Socrate. Cos vanno le cose da
noi_.
Certo non vorrei aver a che fare con un principe ateo perch, nel
caso si mettesse in mente d'avere interesse a farmi pestare in un
mortaio, son ben certo che lo farebbe senza esitazione. Nemmeno
vorrei, se fossi un sovrano, avere a che fare con cortigiani atei,
che potrebbero aver interesse ad avvelenarmi_.
Quale conclusione trarremo da tutto ci? Che se l'ateismo 
estremamente pericoloso in quelli che governano, lo  pure negli
uomini di studio, per quanto la loro vita possa essere pura,
perch le loro idee possono uscire dal chiuso delle biblioteche e
raggiungere le piazze; che l'ateismo infine anche se non  cos
funesto quanto il fanatismo,  quasi sempre fatale alla virt. Va
notato soprattutto che il numero degli atei  minore oggi che in
qualsiasi altro tempo, da quando cio i filosofi hanno
riconosciuto che non esiste alcun essere vegetante senza germe,
alcun germe senza struttura, ecc_.
Geometri non filosofi hanno potuto rigettare le cause finali, ma i
veri filosofi le ammettono; e, come ha detto un noto autore, il
catechismo annuncia Dio ai fanciulli e Newton lo dimostra ai
sapienti.
Se esistono atei, a chi farne colpa se non ai grandi mercenari
delle anime, che, provocando in noi la rivolta contro i loro
meschini espedienti, costringono qualche spirito debole a negare
quel Dio che tali mostri disonorano? Quante volte le sanguisughe
del popolo, esasperando i cittadini angariati, non li hanno
costretti a ribellarsi contro il loro re?.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
quattordicesimo, pagine 533-534.
